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Postato alle 08:51 di venerdì, 26 giugno 2009
Lettera del prete genovese al suo vescovo: "Avete fatto il diavolo a quattro
sulle convivenze e sul caso Englaro. Ma assolvete il premier da ogni immoralità"

"Perché trattate così bene Berlusconi?"
Don Farinella scrive al cardinal Bagnasco

"Io e molti credenti crediamo che così avete perduto autorità. Molti si allontanano dalla Chiesa per la vostra morale elastica"
di don PAOLO FARINELLA


Questa lettera, scritta da don Paolo Farinella, prete e biblista della diocesi di Genova al suo vescovo e cardinale Angelo Bagnasco, è stata inviata qualche settimana fa e circola da giorni su internet. Riguarda la vicenda Berlusconi, vista con gli occhi di un sacerdote. Alla luce degli ultimi fatti e della presa di posizione di Famiglia Cristiana che ha chiesto alla Chiesa di parlare, i suoi contenuti diventano attualissimi.

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E' il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di "frequentare minorenni", dichiara che deve essere trattato "come un malato", lo descrive come il "drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio". Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell'omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull'inazione del suo governo. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la "verità" che è la nuda "realtà". Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell'Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi "principi non negoziabili" e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono "per tutti", cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all'integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi.
Non date forse un'assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi "parlate per tutti"? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l'immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E' forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l'attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l'8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell'inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra a stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull'odio dell'avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con "modelli televisivi" ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l'altro 50% sotto l'influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d'interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa?

Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita "dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale"? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall'eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l'etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant'Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché "anche l'imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa". Voi onorate un vitello d'oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da "mammona iniquitatis", si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d'oro? Quando il vostro silenzio non regge l'evidenza dell'ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: "troncare, sopire ... sopire, troncare".

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? "Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo ... si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest'urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti... A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent'altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire" (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una "bagatella" per il cui perdono bastano "cinque Pater, Ave e Gloria"? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: "Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix" (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l'integerrimo sant'Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell'imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: "Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il denaro" (Ilario di Poitiers, Contro l'imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei "per interessi superiori", lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di "emergenza educativa" che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei "modelli negativi della tv". Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l'arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del "velinismo" o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull'altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l'Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all'Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: "Non licet"? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro "tacere" porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009
Paolo Farinella, prete

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Postato alle 09:27 di venerdì, 05 giugno 2009

Mi ripeto che la morte fa parte della vita. Che la "normalità" è che i figli sopravvivano ai genitori. Che a 80 anni non sia una fine ingiusta, perchè quest'uomo ha avuto il tempo di costruire una famiglia, di vedere i figli realizzati, di conoscere tutti i suoi nipoti. Ma quest'uomo è pur sempre mio nonno, e avrei voluto che se ne andasse in un altro modo. Parlo come se non ci fosse già più, ma non è così. Lui è lì, nel suo letto, ma non ci sente. O forse ci sente e non ha la forza di rispondere. Fino a due giorni fa mi salutava ancora, mi dava quattro baci sulla guancia quando gliela porgevo. Ora non più. E' in coma. Dicono che il suo cuore sia forte. Ma in questi mesi io l'ho visto peggiorare di giorno in giorno, consumato da una malattia infame, silenziosamente, come un lumicino che si spegne piano piano. La morte fa parte della vita, sì. Ma perchè per lui dev'essere così dolorosa la fine? ...perchè proprio a lui? A questo punto penso sia stato tutto inutile. Inutile combattere contro questo male, inutile operarlo e poi bombardarlo con una terapia che lo ha ridotto così.

Vorrei che ti risvegliassi, nonno, vorrei che succedesse a te, come è accaduto a tanta gente. Ti rivedrei fuori al tuo giardino a piantare qualcosa, come facevi sempre. Se i miracoli esistono, non so chi li merita più di te. Ma se niente di buono può succedere, spero che il peggio arrivi presto, perchè non è giusto che tu soffra in questo modo.

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Postato alle 09:48 di domenica, 12 aprile 2009

Sabato sera in casa. Affacciata alla finestra, immersa nel silenzio della mia città, guardo la cenere di una sigaretta consumarsi, mentre annoto i pensieri su un cielo poco stellato. I sogni miei sono fragili come il cristallo, ma le speranze sono di cemento. Resistono in me paure che hanno radici antiche, ma che trovano un nemico audace in quella mano che mi viene tesa da un po'...  quella mano che cerca l'intreccio con la mia... Quella mano che vuole essere àncora, ma che i miei occhi non riescono a non vedere come rete per pesci. (Le stesse cose possono avere significati diversi se cambia la prospettiva). Ho un cuore piuttosto silenzioso in questi giorni tiepidi. Resto a guardare quello che mi accade intorno e non ho commento, non trovo le parole. Non so dire come sia possibile conciliare questa tristezza infinita con la mia serenità ritrovata. Mi vergogno quasi.

" Mi manchi tu, la fantasia,
il cinema, l'estate indiana,
mi servi tu, un brivido,
il ghiaccio nel, campari soda.

Fumo un'altra sigaretta,
perché è facile buttarsi via,
respiro e scrivo,
tutto quello che mi manca
è un'assurda specie di preghiera,
che sembra quasi amore...

Piangi Roma, muori amore,
splendi sole, da far male.
ho già fatto le valigie,
ma rimango ad aspettare.

Ridi Roma, ridi amore,
dice il telegiornale,
che la fine si avvicina,
io m'invento un gran finale.


Mi manchi tu, la libertà,
tanti LP, Battisti e Mina,
mi servi tu, la malattia,
che spazza via, la razza umana.

Chiudo con le sigarette,
un ragazzo in strada scappa via,
e metto in lista
tutto quello che mi manca,
e mi sembra quasi una preghiera,
oppure folle amore.

Piangi Roma, muori amore,
tutto il bene che so dare,
come il sasso e la fontana,
si consuma, si consuma.

Ridi Roma, godi amore,
nonostante il temporale,
metto i panni ad asciugare,
piangi Roma, ti fa bene... "

Baustelle - Piangi,Roma

Postato alle 09:03 di mercoledì, 08 aprile 2009

Il 26 marzo hanno fatto il mio nome in un'aula e se non sbaglio l'hanno messo tra quello dei "dottori in giurisprudenza", quindi penso di essermi laureata. Alla fine è un pezzo di carta, ma neanche, perchè quando sono tornata in mano non avevo nulla. Però pare di sì, pare che ora sia dottoressa. Non ho balbettato, anzi, tutti quelli che hanno visto le mie foto col faccione disteso e sorridente e una mano spavaldamente appoggiata sulla tesi hanno detto che non sembravo una che si stava laureando. In effetti ero rilassatissima, cuore a parte. Ma quello lo sentivo battere forte solo io, davanti a quel "LEGUM OMNES SERVI SUMUS UT LIBERI ESSE POSSIMUS".

Ho visto Fortapasc al cinema, il film che racconta degli ultimi quattro mesi di vita di Giancarlo Siani, giornalista ucciso dalla camorra nel 1985. Commovente e amaro. Il film più bello di quest'anno.

Sto latitando dal blog, lo so.Ma adesso non mi viene da scrivere molto,sarà che sono giorni tristi... spero solo che il bilancio di morte si fermi.

Torno presto.

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Postato alle 12:44 di mercoledì, 25 marzo 2009
Domani è.

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Postato alle 07:36 di mercoledì, 18 marzo 2009

 

però poi mi sono dato un limite
non ho spinto più sulle favole
sono rimasto solo senza alibi
e ho sognato un bosco senza fragole

Ho scritto un post che si è cancellato. Vabbè.

 Il mese appena trascorso è stato frenetico, e questa settimana lo sarà ancor di più. Meno otto. Ho paura. E se mi chiedono qualcosa che non so? E se balbetto? No, non ho mai balbettato, però di sicuro farò la firma stile elettrocardiogramma, dato che mi tremerà la mano. Farò una firma più da medico che da avvocato.

A mezzanotte ho venticinque candeline da spegnere. Sono tante. E auguri da ricevere. Con la sensazione che alcuni non saranno graditi. L'amicizia la capisco solo se le storie finiscono in un certo modo, e non è certo il nostro. Quindi sarei felice se con maggior coerenza si levasse totalmente dalle scatole.

La primavera ha bussato. E alzare lo sguardo al di là del portatile, proprio ora, mentre sto scrivendo, e vedere quell'azzurro che conosco mi rasserena per un attimo. La primavera ha bussato, ma memore di alcuni detti antichi, non le ho ancora aperto. Ci vado cauta, come dovrei fare con le persone.

Ho paura. Ma questo periodo è bello, perchè mi distoglie da tanti pensieri superflui, che passano in secondo piano. Ci sono io, c'è il mio momento, c'è quello che sto diventando. Ed è la fase che preferisco. Sono ansiosa ed eccitata, tesa come non mai. Eppure io amo le cose che "stanno per". Perchè in effetti le cose ci mettono un attimo ad accadere, in un secondo già sono fatte e finite. Però l'attesa può essere interminabile, ed è fatta di paure, brividi, emozioni. Ed è lì che c'è tutto. (Come sono leopardiana oggi. )

"Hai paura?"

"Sì"

"Di me?"

 "Sì, e nessun coraggio sarà così bello come questa paura"

da Il giorno prima della felicità, Erri De Luca

 

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Postato alle 13:44 di lunedì, 23 febbraio 2009

Il professore oggi mi ha chiesto di assisterlo agli esami e magari provare un dottorato dopo la laurea. Non me l'aspettavo... finalmente una bella notizia. Perchè è giusto che questo blog veda anche qualche sorriso,ogni tanto.

Intanto ascolto questa bellissima canzone.

Negrita,Il libro in una mano,la bomba nell'altra

La macchina che guidi
guarda bene non è tua,
la paghi tutti i giorni
al fabbricante di liquame
che va a cena con i santi
che t'infilano le bombe nelle tasche.

E fanno guerre
che bruciano ragazzi come te
che cadono col sogno di proteggere un sogno
e in chiesa la gente che piange
fa largo e si stringe,
nel posto in prima fila
c'è sempre un governante
che tratta col mercante
che cena con i santi
che tirano le bombe
e tirano le somme
e il ciclo non si rompe,
la guerra non è santa,
ma noi stiamo arrivando...

COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO...

Nel pane c'è il corpo,
nel vino c'è il sangue;
nell'oro il demonio,
nell'umiltà il santo...
Nel pane c'è il corpo,
nel vino c'è il sangue;
nell'oro il demonio,
nell'umiltà il santo...

Scintilla un anello
di giallo metallo,
la mano pietosa
saluta il Consiglio...
Al polso gemelli
di rosso rubino,
su un abito bianco
di seta e di lino...
La porpora è un manto
di gloria e di vanto,
sul petto una croce
con sopra il suo Santo...
"Non m'immortalate!"
diceva il suo canto,
"Non mi sbandierate!",
gridava il suo pianto.

Nel pane c'è il corpo,
nel vino c'è il sangue;
che Dio ci perdoni,
se stiamo pregando...

COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO...
IL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO...

Abbiamo il fuoco,
abbiamo ragione.
Saremo più grandi,
saremo più uniti,
saremo più forti
di chi ci ha colpiti...

COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO,
LA BOMBA NELL'ALTRA...
COL LIBRO IN UNA MANO...
LA BOMBA NELL'ALTRA...
LA BOMBA NELL'ALTRA...

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Postato alle 13:07 di domenica, 22 febbraio 2009

E’ piovuto il caldo
Ha squarciato il cielo
Dicono sia colpa di un’estate come non mai
Piove e intanto penso
Ha quest’acqua un senso
Parla di un rumore
Prima del silenzio e poi…
E’ un inverno che va via da noi
Allora come spieghi
Questa maledetta nostalgia
Di tremare come foglie e poi
Di cadere al tappeto?
D’estate muoio un po’
Aspetto che ritorni l’illusione
Di un’estate che non so…
Quando arriva e quando parte,
Se riparte?
E’ arrivato il tempo
Di lasciare spazio
A chi dice che di spazio
E tempo non ne ho dato mai
Seguo il sesto senso
Della pioggia il vento
Che mi porti dritta
Dritta a te
Che freddo sentirai
E’ un inverno che è già via da noi
Allora come spieghi
Questa maledetta nostalgia?
Di tremare come foglie e poi
Di cadere al tappeto?
D’estate muoio un po’
Aspetto che ritorni l’illusione
Di un’estate che non so…
Quando arriva e quando parte,
Se riparte?
E’ un inverno che è già via da noi
Allora come spieghi
Questa maledetta nostalgia?
Di tremare come foglie e poi
Di cadere al tappeto
D’estate muoio un po’
Aspetto che ritorni l’illusione
Di un’estate che non so…
Quando arriva e quando parte,
Se riparte?
E’ arrivato il tempo
Di lasciare spazio
A chi dice che di tempo
E spazio non ne ho
Dato mai

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Postato alle 20:29 di venerdì, 20 febbraio 2009
Sono profondamente triste. Ieri ho consegnato tutto, il mese prossimo sarò dottoressa in giurisprudenza. Dovrei essere felice. Dovrei. Ma dentro di me mi faccio male solo se provo a guardarci. Come se fossi un bicchiere di vetro andato in frantumi, sento piccoli pezzi di me sbriciolarsi sempre più. Non so che senso abbiano gli incontri che faccio, non riesco davvero a trovare il lato positivo in questi eventi, che sembrano programmati ad arte per ferirmi. Periodicamente, come in un ciclo diabolico, sembra che qualcosa o qualcuno si diverta a spingere il coltello nelle mie ferite, e riaprirle per farmi sentire più dolore possibile. Perchè non perdo mai, mai la sensibilità per permettere agli altri di farmi soffrire? Quando diventerò come voi?

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Postato alle 06:17 di lunedì, 16 febbraio 2009

Mia madre che mi accusa di ingenuità, che mi dice che mi fido delle persone (e stavolta non si parla d'amore, ma dei due tizi che dovrebbero farmi laureare, quando hanno tempo) è fantastica. Se non sbaglio mi hanno educato loro. Mò che vogliono da me?

Penso che questi, finora, siano stati i due anni più difficili della mia vita. Ed ho solo 24 quasi 25 anni.

Sciatto. Che vocabolo orrendo.

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Postato alle 19:50 di giovedì, 12 febbraio 2009

Io sono la classica persona che idealizza gli altri e s'innamora di quella idea.

La mia puntuale tristezza è la scoperta che l'ideale ha ben poco a che vedere col reale.

E' per questo che sotto la doccia non scende solo acqua bollente, ma sale dagli occhi. Solo per questo.

on air: Hollow man, R.E.M. Tu, in pratica.

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Postato alle 10:41 di giovedì, 12 febbraio 2009

..L'ho lasciato. Era l'unica soluzione. Non è che uno può essere deciso a stare con te, e poi un giorno si sveglia coi dubbi. "Io stavo bene con te, ero coinvolto, ero convinto di voler stare. Poi ho cominciato a  dubitare, a pensare che non volevo quello che credevo di volere. (più o meno era una cosa così la frase che ha pronunciato,e  allora i dubbi sono venuti a me) "

Che poi tutta questa confusione gli è partita quando la cosa s'è fatta più seria, ovviamente. Io sono certa che la sua sia paura di impegnarsi, perchè se era coinvolto (e lo era, sennò è un attore, oltre che stupido, per le cose che ha fatto) non può essere finito tutto. Non può meravigliarsi di non essere sicuro dopo sei mesi. Chi lo è? L'amore è una scelta. Non lo sai dopo qualche mese se ami veramente qualcuno, puoi solo starci insieme, vivere. Poi è il tempo a dire. A far capire se è amore o qualcosa in meno. E a volte basta pure un gesto, un comportamento, una reazione a qualcosa, che ti fa guardare chi hai accanto e pensare "sì, sei proprio tu quello che voglio".

Oppure può succedere, come è successo a me, di guardarlo, di subire quel suo nientedadire, e di pensare: "No, non sei tu.Con questa immaturità, non sei tu."

E sarai tu a rimpiangere me.

Però per adesso

 

Penso solo a te penso solo a te
penso solo a te penso a te
penso solo a te
ostinatamente

Penso solo a te penso solo a te
penso solo a te penso a te
penso solo a te
ostinata mia mente

Sono solo
e non mi sento neanche un poco di parlare
e tanto meno di spiegare cosa è capitato
ci fosse poi qualcosa da spiegare
sembra tutto così assurdo
quasi che qualcuno si sia divertito
a farmi un dispetto
non c’è mai una chiara ragione
quando due persone si ritrovano distanti
sempre meno amanti
ma compagni di una storia
in cui si è tralasciato
o forse dimenticato
il motivo reale per il quale si sta insieme
e si finisce per farsi male

Penso solo a te penso solo a te
penso solo a te penso a te
penso solo a te
ostinatamente

Penso solo a te penso solo a te
penso solo a te penso a te
penso solo a te
ostinata mia mente

Non c’è rabbia non c’è dolore
c’è soltanto una tristezza
così grande che mi sfonda il cuore
chiedo venia per questa nenia
ripetitiva e ostinata
ma c’è un unico pensiero
che ossessivamente segue ogni mio respiro
da te dipendo mia eroina e metadone
e lascio a queste note il compito di toccarti
così che ciò che non faccio io
possa fare una canzone

Penso solo a te penso solo a te
penso solo a te penso a te
penso solo a te
ostinatamente

Penso solo a te penso solo a te
penso solo a te penso a te
penso solo a te
ostinata mia mente

Niccolò fabi

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Postato alle 09:18 di mercoledì, 11 febbraio 2009

Qualcuno fa capolino, di nuovo. Lo fa ogni tanto, come se si dovesse accertare che la mia vita prosegue, decide lui quando tornare a vedere se è tutto apposto qui.

"Ma questo è scemo!"

La sua reazione quando gli dico che con lui non va più e che ho deciso di troncare (in effetti ieri sono volate le mie accuse di immaturità, che il ragazzo non è stato ovviamente in grado di smontare minimamente).

"Non ha saputo apprezzare il dolce."

 (Beh, senti chi parla... )

"Io l'ho apprezzato, ma poi mi sono tirato indietro affinchè non perdesse di gusto"

(Sì, vabbè, lo so come la pensi)

" Credo che il mio atteggiamento nascondesse un po' d'amore."

(....)

"Io penso a te almeno una volta al giorno, ancora. Penso a come sarebbe stare veramente con te, e non solo pensare di stare con te. Ma non ce l'ho fatta, Tu non avresti meritato alcuni miei atteggiamenti, il mio stile di vita. Non sono mai riuscito ad avvicinarmi troppo per proteggerti, perchè avevo paura di farti male."

E questo forse è vero.

Mi fermo un attimo e ripenso alle sue parole di settembre. "Se io non avessi avuto tutto questo passato, una separazione alle spalle, un figlio.. se fossi un ragazzo della tua età e avessi la possibilità di starti vicino, non ti lascerei mai andare."

  L'amore vero è desiderare la felicità dell'altro, anteponendola alla propria. L'amore vero è anche saper rinunciare all'altro. 

(una di quelle cose che si sanno, pure se non sai chi l'ha detto esattamente)

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Postato alle 09:34 di martedì, 10 febbraio 2009

La morte e la politica

di EZIO MAURO

Il nuovo Calvario su cui è salita Eluana Englaro e dove è morta ieri sera, è questa fine tutta politica, usata, strumentalizzata, quasi annullata nella riduzione a puro simbolo e pretesto feroce di una battaglia di potere che è appena incominciata e nell'usurpazione del suo nome segnerà la nostra epoca.

Il vero sgomento è nel dover parlare di queste cose, davanti alla morte di Eluana. Bisognerebbe soltanto tacere, riflettere su quell'avventura umana, sulla tragedia di una ragazza diventata donna adulta nella perenne incoscienza del suo letto d'ospedale, su quelle vecchie fotografie piene di vita e di bellezza rovesciate nella costrizione immobile di un'esistenza minima, inconsapevole. Voleva vivere, quel corpo che respirava? O se avesse potuto esprimersi, avrebbe ripetuto la vecchia idea di volersene andare, come aveva detto da ragazza Eluana a suo padre, molti anni fa, quando poteva parlare e pensare?

È la domanda che si fa ognuno di noi, quando è accanto ad un malato che non può più guarire, in un ospedale o in una clinica. È un'angoscia fatta di carezze e interrogativi, dopo che le speranze si sono tutte dissolte. Di giuramenti eroici - fino alla fine, pur di poterti ancora vedere, toccare, pur di immaginare che senti almeno il tepore del sole, che stringi una mano, e non importa se nei riflessi automatici dell'incoscienza. Ma è un'angoscia fatta anche di domande sul futuro, che si scacciano ma tornano: fino a quando? E come, attraverso quale percorso di sofferenza, di degenerazione, di smarrimento di sé? E alla fine, perché? C'è una vita da conservare, o in queste condizioni è un simulacro di vita, un'ostinazione, una costrizione? È per lei o è per noi che la teniamo viva?

Quegli atti inconsapevoli che in certe giornate rasserenano, e sono tutto - il respiro, naturalmente, un tremito di ciglia - altre volte sembrano una condanna meccanica, soprattutto inutile. Perché la vita è un bene in sé, ma deve pur servire a qualcosa, avere un senso.

Questo è stato per 17 anni il dramma di un padre. Accanto al letto della sua Eluana, lui è vivo, vede, ama, soffre, s'interroga, si dispera e ragiona. Diciassette anni sono lunghissimi, la speranza fa in tempo ad andarsene senza illusioni, c'è il realismo dei medici, l'evidenza quotidiana. Una figlia che ogni giorno si allontana dall'immagine della vita mentre resiste, ogni giorno è presente nel suo bisogno di assistenza ma non sente più l'amore, lo sconforto, la presenza. Nulla. È lontana e tuttavia respira, mentre il padre la guarda. Lui ricorda quel che la figlia voleva, quel che avrebbe voluto. Non so che cosa pensi, come arrivi alla decisione, se gli faccia paura l'idea di un futuro in cui lui potrebbe non esserci più, con la madre gravemente malata. Se ha ceduto, facendo la sua scelta, o se invece ha dovuto farsi forza. So che in quel padre, in questi 17 anni, si somma il massimo del dolore e dell'amore per Eluana. Questo non significa automaticamente che tutto ciò che lui decide sia giusto. Ma significa che lui ha un diritto, il diritto di raccogliere la volontà di un tempo di Eluana e di confrontarla con la sua volontà, com'è venuta maturando accanto a quel letto d'ospedale, in un percorso che lui solo conosce, e che nasce dal rapporto più intimo e più autentico di un uomo con sua figlia, nei momenti supremi.

Il padre potrebbe risolvere il problema nell'ombra, come fanno molti e come vogliono i Pilati italiani, pur di non vedere e di non sentire. Potrebbe cioè chiudere l'esistenza di Eluana nel moderno, silenzioso, neutro "rapporto" tra medico e familiare del paziente terminale. Bastano poche parole, poi un giorno uno sguardo d'intesa, un cenno del capo, e tutto finisce senza clamore. Ma quello del padre, in questo caso, non è "un problema". È la sua stessa esistenza, congiunta con quella di sua figlia, che non sanno come procedere e come sciogliersi. È una cosa infinitamente più grande di lui, che tutto lo pervade e lo domina, altro che "problema", altro che "rapporto" tra un medico e una famiglia, altro che scelte silenziose e sbrigative, purché nulla sia detto davvero, niente chiamato col suo nome. Ciò che molti dicono tragedia, in questi casi, quel padre la vive davvero, al punto da urlarla. Vuole che gli altri sappiano. Vuole che gli dicano se quel che fa è giusto o sbagliato. Lui ha deciso di chiedere allo Stato di lasciar andare Eluana. Chiede che lo Stato risponda, dunque si faccia carico, non se ne lavi le mani. Solo così, portata in pubblico, la tragedia di quella figlia servirà a qualcosa, a qualcuno, e quei 17 anni acquisteranno un senso per tutti, quasi un insegnamento. Non so se sia giusto o sbagliato. A me sembra un gesto d'amore, supremo, che nasce dal profondo di una desolazione e di un abbandono, perché l'una e l'altro non siano del tutto inutili, visto che già sono purtroppo inevitabili.

C'è qualcosa di più. Quel gesto verso lo Stato - violento: dimmi cosa devo fare, dimmi come posso fare, dimmi qualcosa, io sono solo ma resto cittadino e ho il diritto d'interpellarti - è un gesto che nasce dall'interno di una famiglia. Strano che nessuno lo abbia detto. Quel padre fa la spola tra una moglie malata gravissima e una figlia incosciente da un numero d'anni che non si possono nemmeno contare. Nessuno ha nemmeno il diritto, da fuori, di immaginare il suo tormento, il filo dei pensieri, la disperazione che deve tenere a bada mentre guida, mentre telefona, quando prova a dormire. Tra moglie e figlia, giorno dopo giorno, lui tiene insieme la sua famiglia. Ciò che resta, certo. Ma anche: ciò che è. Esiste forse una famiglia italiana, in questo 2009, più "famiglia" di questa? Lui parla con le sue due donne, ogni tanto con parole inutili, più spesso nella mente. Provano a ragionare insieme, è finzione, certo, ma è la cosa più vicina alla realtà, è l'unica possibile perché la famiglia esista non solo a livello fisico, delle due presenze malate in clinica con l'uomo lì accanto, ma anche a livello spirituale, come comunione possibile: anni insieme, gioie, speranze, amore, abbracci, progetti, un modo di pensare, di sentire, un modo di essere comune. La decisione che il padre prende, la prende in nome della sua famiglia. Non per sé, per tutti. Fa spavento pensare a questo, e poi pensare al futuro, ma è l'unica verità possibile. L'unica cosa autentica.

Quella famiglia, a un certo punto, dice che l'esistenza di Eluana, così com'è ridotta, deve finire. Nessuno può sapere se nella sensibilità acutissima della sua solitudine tra le due donne il padre ha deciso così perché lo ritiene un ultimo gesto d'attenzione, una cura estrema e finale per quella figlia; oppure perché non ce la fa più. Se lui non ce la fa più, è la famiglia che si ferma, che non può andare oltre. Loro sono insieme: ancor più negli ultimi diciassette anni. L'unico modo per non prendere su di sé tutto il peso di questa decisione, per il padre è quello di decidere in pubblico. Come se questo Paese fosse in grado - ben al riparo dalla tragedia, naturalmente - non solo di compatire, come sa fare benissimo, soprattutto in televisione. Ma per una volta, di condividere.

Il padre si aspettava la discussione, la polemica, gli attacchi e anche gli insulti. Aveva scritto una lettera a "Repubblica", l'altro giorno, che poi ha voluto rinviare ancora. Chiedeva di attaccarlo liberamente, purché si accettasse di discutere davvero la grande questione del cosiddetto caso Englaro. Domandava soltanto di risparmiare la morbosità degli sguardi e delle curiosità sugli ultimi istanti di Eluana. Negli ospedali, diceva, nelle corsie, a un certo punto si tira una tenda per riparare il momento finale di chi sta morendo.

Quel che il padre non poteva prevedere, era l'altra morbosità, più feroce: quella della politica, della destra italiana. Prima l'inverosimile conferenza stampa di Berlusconi, che usava più di metà del tempo per attaccare il Capo dello Stato in nome della potestà suprema e incondizionata del governo, e quando parlava di Eluana - dopo aver detto di non volersi assumere la responsabilità della sua morte - arrivava a pronunciare frasi offensive: il "figlio" che la ragazza potrebbe avere, il "gravame" a cui il padre vorrebbe rinunciare. Poi l'attacco alla Costituzione, come se una tragedia fosse fondatrice del diritto. Infine, ieri, alla notizia della morte di Eluana, il peggio, qualcosa a cui non volevamo credere. Berlusconi che punta dritto sul presidente Napolitano come responsabile diretto della tragedia ("l'azione del governo per salvare una vita è stata resa impossibile"), un gesto di violenza politica senza precedenti in democrazia, nel linguaggio tipico dei regimi contro i dissenzienti, quando si mescola politica e criminalità. Subito seguito dall'amplificazione di personaggi minori e terribili, come Quagliarello che parla di "assassinio", Gasparri che minaccia dicendo quanto pesino "le firme messe e non messe". Borghezio che chiama in causa i "dottor morte" colpevoli di "omicidio di Stato", anche da "altissime cariche istituzionali".

È miserabile sfruttare una morte per trarne un vantaggio politico. È vergognoso trascinare il Capo dello Stato sul terreno della vita e della morte per aver esercitato i suoi doveri di custode della Costituzione. È umiliante assistere a questo degrado della politica. È preoccupante scoprire qual è la vera anima della destra italiana, feroce e crudele nella cupidigia di potere assoluto, incurante di ogni senso dello Stato, aliena rispetto alle istituzioni e allo spirito repubblicano, con l'eccezione ogni giorno più forte e più netta del presidente della Camera Fini.

Con la strumentalizzazione di una tragedia nazionale e familiare, e con gli echi cupi di chi tenta di trasformare la morte in politica, è iniziata ieri sera la fase più pericolosa della nostra storia recente per le sorti della Repubblica.

http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/eluana-englaro-4/eluana-englaro-4/eluana-englaro-4.html


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Postato alle 09:54 di domenica, 08 febbraio 2009

" Eccezionale.

 Se c'è una parola che odio è

 eccezionale.

 È talmente fasulla. "

Il giovane Holden, Jerome David Salinger

Perchè è uno di quegli aggettivi che si usano quando non si conosce il termine giusto. Se non hai capito fino in fondo una cosa, o un evento, perfino una persona, per qualificarla usi una parola così... "eccezionale"... che non è caratterizzante, perchè la puoi usare per tutto e con tutti. Sono quelle parole jolly, quelle che non significano niente, non dicono nulla. Cos'è eccezionale? E rispetto a cosa, rispetto a quale regola è eccezionale? Sarà che io non trovo più niente di così diverso, sarà che inciampo in comportamenti già visti, e nulla più appare unico ai miei occhi. Ecco, forse sarebbe meglio dire che

"Sei solo la copia di mille riassunti"

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Postato alle 19:57 di sabato, 07 febbraio 2009

Se sta finendo non importa, ma non lo voglio sapere dai tuoi occhi.

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Postato alle 08:36 di sabato, 07 febbraio 2009

Perchè uno è amorevole, dolce, ti dimostra che tiene a te, che qualcosa sta nascendo, e poi da un momento all'altro non lo riconosci più? Perchè improvvisamente è diverso, diventa insicuro? E perchè io all'inizio l'ho studiato, sono stata attenta, non mi sono lasciata andare, e lui è cambiato nel momento stesso in cui ho abbassato la guardia? E soprattutto, perchè succede sempre così?

 "Sabato non ci vediamo perchè gioca il Milan". Perchè tifoso del Milan? e perchè il Milan gioca sempre la sera?

Ma vaffanculo và.

ore 19,43: io non ti ho dato fiducia per niente. Non ho creduto a delle parole, ma ho avuto delle dimostrazioni da te. Che ne è di quel ragazzo che ho visto?...perchè non funziona più? E non è niente, ormai la tua assenza, se deve venire, sarà sopportabile, ma ho il terrore di essermi sbagliata per l'ennesima volta, e non è possibile. Non è possibile che sia colpa mia.

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Postato alle 10:22 di giovedì, 05 febbraio 2009

"Una cosa buona

 non ci piace

 quando non ne siamo

all'altezza"

F. Nietzsche, "Umano, troppo umano", 1878

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Postato alle 07:46 di martedì, 03 febbraio 2009

Lo operano oggi. Ieri al telefono l'ho sentito tranquillo. Mio nonno è così buono. Non conosco una persona più buona di lui. Non gli ho mai sentito dire una cattiveria su nessuno. Mio nonno che da ragazzo ha visto morire il fratello sotto i bombardamenti, che è rimasto accanto a lui sotto le macerie per ore interminabili, mio nonno che si è salvato. Adesso deve salvarsi da questo male. Io voglio, spero che si salvi. Che tutto vada bene.

In stanza con lui ieri è arrivato un ragazzo di 26 anni, di origine marocchina. Ha un ematoma in testa, è stato aggredito ma non ricorda da chi e come sia successo. Non ha il permesso di soggiorno. Non aveva vestiti. Mia madre è andata in ospedale ed ha trovato questo ragazzo, solo, nel letto accanto a quello di mio nonno, con un lenzuolo addosso e completamente nudo. Lo avevano trasferito da un altro ospedale senza vestiti. Lo hanno portato lì e nessuno ha pensato a lui. Nessuno. Non aveva neanche le mutande. Mamma gliele ha portate, insieme ad un piagiama, delle pantofole. Ma possibile che nessun infermiere, nessun medico abbia pensato di prendere qualcosa per coprirlo? Doveva rimanere nudo?

Io mi chiedo che Paese è questo, e a che livelli di inciviltà, di disumanità siamo arrivati.

Maroni dice che dobbiamo essere cattivi coi clandestini.

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Postato alle 18:53 di lunedì, 02 febbraio 2009

Sono avvilita.

E fa proprio schifo come sensazione, a dire la verità.

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Postato alle 20:16 di venerdì, 30 gennaio 2009

Poesia

 "Se quella notte per divin consiglio

 la donna Rosa concependo Silvio

avesse dato ad un uomo di Milano

 invece della topa il deretano

 l'avrebbe preso in culo quella sera

sol donna Rosa e non l'Italia intera"

Roberto Benigni

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Postato alle 16:11 di giovedì, 29 gennaio 2009

Aspetto.

 

" Quando lui la baciò, si sbagliava
Forse mentiva, piangeva di gioia
Ha dèi crudeli, la vita
Quando lei se ne andò,
mi ricordo bene il suo sguardo
Lasciò qui la giacca.
Il mio amore è freddo. "

Baustelle

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Postato alle 09:32 di giovedì, 29 gennaio 2009

Perlomeno il cielo è tornato ad essere un lenzuolo blu.

Ho tanto da fare e l'unico desiderio che ho è di stare stesa in spiaggia a farmi riscaldare da questi tiepidi raggi di sole invernale. Non si può.

E poi tutto è così difficile.

Sempre.

Ma perchè?

Io mi guardo dentro e mi domando, ma non sento

 niente

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Postato alle 12:17 di mercoledì, 28 gennaio 2009
"Mi sei mancato"
Ci fu un attimo di silenzio.Poi Tariq la guardò con una smorfia mezza scherzosa e mezza schifata."Che ti prende?"
Quante volte lei, Hasina e Giti si erano dette quelle stesse tre parole, senza pensarci? La smorfia di Tariq insegnò a Laila che i ragazzi erano diversi dalle ragazze nell'espressione dei propri sentimenti. Non esibivano l'amicizia. Non sentivano il bisogno profondo di parlarne. I ragazzi, aveva capito, trattavano l'amicizia alla stessa stregua del sole: ne davano scontata l'esistenza, e traevano il massimo godimento dal suo splendore solo quando non lo guardavano direttamente.

(K.Hosseini, Mille splendidi soli).

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Postato alle 07:40 di martedì, 27 gennaio 2009
lettera di Adenauer del 1946
DEI LAGER SAPEVAMO TUTTI
Adenauer 1946 : i cattolici hanno grosse colpe per il nazismo con cui si sono compromessi.
Questo è un documento eccezionale che risale al primo anno dopo la fine della guerra e trova la Germania in una situazione catastrofica.
Il Cancelliere tedesco Konrad Adenauer, che gli Alleati hanno scelto come l'uomo destinato a far risorgere il Paese dalle rovine in un regime di (massima) democrazia, ma anche in funzione anticomunista proprio il suo carattere di ferro (andrà a Mosca in Mercedes a trattare al Cremlino la sorte dei prigionieri tedeschi), blocca ogni tentativo di nascondere il comportamento troppo favorevole della Chiesa di fronte al nazismo ed afferma in questa lettera del 21 febbraio 1946 a Padre Custodis, un parroco suo amico.

" Caro Custodis, da Madre Wehrhlahan ho ricevuto l'articolo allegato di Padre Pibrila per un giudizio.
Siccome non ho l'indirizzo di Padre Pibrila e Madre Wehrlahn mi ha informato di aver ricevuto l'articolo da te, te lo rimando con la preghiera di restituirlo a Padre Pibrila.
Io non permetterò che l'articolo venga pubblicato.
Secondo me il popolo tedesco ed anche i Vescovi ed il Clero hanno una grande colpa nello sviluppo dei campi di concentramento. Forse è giusto pensare che di più non era possibile fare. La colpa risale a prima. Il popolo tedesco ed anche i Vescovi ed il Clero hanno in gran parte partecipato all'azione nazionalsocialista. E' del tutto senza opporre alcuna resistenza e quasi in parte con compiacimento che si sono lasciati sviluppare gli avvenimenti in certi particolari territori.
La colpa consiste in ciò. Tra l'altro si sapeva - anche se sullo sviluppo dei Lager non si era a conoscenza di tutto - che la libertà personale, tutti i diritti basilari, venivano calpestati, che nei campi di concentramento venivano perpetrate grandi malvagità,che la Gestapo, le nostre S.S. e in parte anche le nostre truppe in Polonia e in Russia maltrattavano la popolazione con particolare crudeltà.
I pogrom contro gli ebrei del 1933 e 1939 sono avvenuti in piena pubblicità. L'uccisione di ostaggi in Francia fu resa nota da noi ufficialmente. Non si può in nessun modo sostenere che l'opinione pubblica non sapesse che il regime nazista e i Comandi militari agivano per principio contro i diritti naturali, contro la convenzione di Ginevra e che infrangevano i primari diritti dell'umanità.
Io credo che se i Vescovi, tutti insieme, in un determinato giorno ufficialmente avessero preso posizione dal pulpito, avrebbero potuto impedire parecchie cose. Ciò non è accaduto e non può essere scusato.
Se i Vescovi fossero stati portati in prigione o nei campi di concentramento non sarebbe stato una vergogna, al contrario.
Tutto ciò non è avvenuto e viene coperto dal silenzio. So benissimo che il Papa morto sarebbe stato d'accordo con il mio giudizio. Cosa pensa l'attuale Papa non lo so.
Grazie per l'occasione datami e cordiali saluti.


Tuo Adenauer "

Questa lettera è stata pubblicata nella raccolta "Lettere di Adenauer"
il 23.2.1946.- e trasmessa dalla radio Deutsche Well il 23.2.1999. ore 14.05

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Postato alle 10:01 di lunedì, 26 gennaio 2009

che mi sto perdendo qualcosa della mia età.

La leggerezza.

Io sono un essere oltremodo pe(n)sante.

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Postato alle 09:47 di sabato, 24 gennaio 2009

Non è che siccome ha 80 anni fa meno male.

 E' il MIO nonno, è l'unico che ho sempre avuto.

 Quello che mi raccoglie le prime ciliegie a maggio e me le porta.

 Lui non può morire.

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Postato alle 09:12 di venerdì, 23 gennaio 2009

Domande.

Mercoledì ho visto AUSTRALIA al cinema. I miei amici ridevano e io piangevo, commossa. Loro dicono di aver buttato cinque euro, io lo rivedrei. Mah. A una persona però è piaciuto. E così scopro che qualcosa in comune, volendo, lo troviamo. Leggo il suo sms. " Prendi questo mio bacio.. e chissà che un giorno non potrò mostrarti quanto è meravigliosa l'Australia." Il ragazzo con cui sto non mi scrive niente di tutto ciò. Il ragazzo con cui sto è strano ultimamente, ma quando gli dico che non sono disposta ad aspettare un suo cambiamento, mi dice che non vuole buttar via questi quattro mesi. Bene. Mi sono lasciata andare con lui perchè mi rendeva serena, perchè era dolce e ci stavo bene. Ma adesso che senso ha più? Ho sempre pensato che con l'altro fosse sofferenza assicurata, gli ho detto trecento volte che possiamo essere solo amici, perchè ho paura. E lui insiste, dicendomi che mi sbaglio. E forse ha ragione, anche se con lui non lo ammetterò mai... Cosa ho concluso? Che mi ritrovo comunque a pensare a lui, che con l'altro non c'è più neanche serenità... Che è tutta confusione o, meglio, quello che vedo con chiarezza mi spaventa. E allora tiro un sospiro e mi giro dall'altra parte, per non guardare.

Belle notizie.

" Ieri aveva firmato l’ordinanza con cui sospendeva per quattro mesi i processi celebrati nei tribunali speciali della prigione di Guantanamo per presunti terroristi. Oggi  ha firmato l’ordine esecutivo per avviare  entro la fine del 2009, come promesso in campagna elettorale, la chiusura del carcere di massima sicurezza di Guantanamo. Mai più maltrattamenti, mai più l’uso dei cani per intimorire i detenuti e mai più il famigerato waterboarding, la pratica di tenere la testa del detenuto sott’acqua per indurlo a confessare. Su questo Barack Obama è stato chiarissimo: «Intendiamo tornare agli standard della Costituzione - dice Obama - anche in un momento di guerra».  Cambieranno dunque le procedure degli interrogatori dei presunti terroristi. Secondo fonti della Casa Bianca citate dal New York Times saranno modificati i protocolli della Cia e vietate le detenzioni dei presunti terroristi in Paesi terzi, alleati degli Stati Uniti, dove la pratica della tortura è di fatto diffusa e accettata. Tutti gli interrogatori in qualsiasi struttura americana nel mondo avverranno inoltre nel rispetto delle regole contenute nel manuale dell’Army Field manual del 2006. "

Obama è un'altra cosa.

 

Somewhere over the rainbow. Colonna sonora di Australia. Non so in quante versioni ho sentito questa canzone. A partire da quella di Judy Garland ne " Il Mago di Oz ".

Da qualche parte sopra l'arcobaleno
proprio lassù, ci sono i sogni che hai fatto
una volta durante la ninna nanna
da qualche parte sopra l'arcobaleno
volano uccelli blu e i sogni che hai fatto,
i sogni diventano davvero realtà

un giorno esprimerò un desiderio
su una stella cadente
mi sveglierò quando le nuvole
saranno lontane dietro di me
dove i problemi si fondono come gocce di limone
lassù in alto, sulle cime dei camini
è proprio lì che mi troverai
da qualche parte sopra l'arcobaleno
volano uccelli blu e i sogni che hai osato fare,
oh perchè, perchè non posso io?

Beh vedo gli alberi del prato e
anche le rose rosse
le guarderò mentre fioriscono
per me e per te
e penso tra me e me
"che mondo meraviglioso!"

Beh vedo cieli blu e nuvole bianche
e la luminosità del giorno
mi piace il buio e penso tra me e me
"che mondo meraviglioso!"

I colori dell'arcobaleno così belli nel cielo
sono anche sui visi delle persone che passano
vedo degli amici che salutano
dicono "come stai?"
in realtà stanno dicendo "ti voglio bene"
ascolto i pianti dei bambini
e li vedo crescere
impareranno molto di più
di quello che sapremo
e penso tra me e me
"che mondo meraviglioso!"

un giorno esprimerò un desiderio
su una stella cadente
mi sveglierò quando le nuvole
saranno lontane dietro di me
dove i problemi si fondono come gocce di limone
lassù in alto, sulle cime dei camini
è proprio lì che mi troverai
da qualche parte sopra l'arcobaleno
ci sono i sogni che hai osato fare,
oh perchè, perchè non posso io?

 

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Postato alle 09:48 di lunedì, 19 gennaio 2009

Un macigno pesantissimo sulla fronte, a voler essere precisi. Chiacchierato e fumato troppo ieri sera. E un incubo di stanotte, che mi ha fatta saltare dal letto, convinta di avere dei pesci simil-piranha attaccati alle cosce. Sicuramente impazzirò.

Non sono produttiva. Non so quello che voglio. Non ho mai avuto così poco chiari i miei obiettivi come in questo momento. Mi sembra di perdere di vista le cose più importanti.

Guardo fuori con apprensione questo cielo grigio che ieri mi ha illusa, mostrandosi blu. Che poi è un po' quello che fanno continuamente le persone con me. Si mostrano blu, e poi sono grigio scuro scuro.

Noia. Profondissima delusione ad ogni passo. E la sensazione che la mia vita sarà una continua ricerca di qualcosa che non c'è. Qualcosa che avrò letto da qualche parte, che qualcuno ha sognato e descritto come reale, tanto da farmelo credere e farmici sperare. Quelli come me non sanno essere felici, e mai lo saranno.

Io ho sempre amato questa canzone, ma è un periodo che ce l'ho particolarmente in testa.

 La canzone dell'amor perduto , Fabrizio de Andrè

Ricordi sbocciavan le viole con le nostre parole: "Non ci lasceremo mai, mai e poi mai" vorrei dirti ora le stesse cose ma come fan presto, amore, ad appassir le rose così per noi. L'amore che strappa i capelli è perduto ormai, non resta che qualche svogliata carezza e un po' di tenerezza. E quando ti troverai in mano quei fiori appassiti al sole di un aprile ormai lontano li rimpiangerai. Ma sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato, per un amore nuovo.

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Postato alle 20:04 di venerdì, 16 gennaio 2009

Il suo nome lampeggia ad intermittenza sul cellulare. Non rispondo. Non mi va. Sono stanca di aspettare che si decida, stanca perchè andava tutto per il meglio, finchè un giorno non s'è svegliato coi dubbi. Che poi era un discorso fatto per cosa? Hai dubbi? Non sei sicuro? Allora lasciami perdere. No, voglio continuare a vederti. Eh no, caro. Tu hai paura dell'impegno. Perchè non è che uno ti guarda con gli occhi a pesce lesso e ti vuole vedere sempre e poi da un giorno all'altro vuole fare il sostenuto. E Blue si è scocciata. Ma esistono gli uomini o solo "quaqquaraquà"?? Che poi facesse chissà cosa 'sto qua. Cosa lo spaventa? Che un rapporto serio gli impedisca di vedersi con gli amici per la partitella del lunedì, o di passare il venerdì con loro a vedere un film o a bere una birra??? Non è che gli debba concedere poi la libertà di fare chissà che, in fondo. E poi i rapporti asfissianti e claustrofobici non li ho mai sopportati io. Forse (forse?) la sua si chiama semplicemente immaturità.

 Sempre in tema di uomini, mi chiedo come mai qualcuno si stia scapezzando tra email e telefonate a farmi capire che non è così male come sembra, che vuole stare seriamente con me, che ci tiene ecc... quando sono due mesi che mi rifiuto categoricamente di vederlo. Lui, arrogante  e presuntuoso, che si comporta così? Mah. Comunque sono troppo incasinata per dargli una possibilità.

La tesi. Ecco, io lo sapevo che mi sarei ridotta all'ultimo momento. Ho inseguito per mesi un relatore superimpegnato che se ne fregava di incontrarmi per parlarne. Costui dice che è ottimista, che quello che ho scritto finora gli piace, che per marzo ce la facciamo. Sì, ma se ci metti una vita ogni volta a leggerti quello che scrivo, come ce la facciamo???? e poi ho perso l'ispirazione, non so più scrivere e ho venti giorni per finire tutto.

 Ieri al cinema ho visto "Sette anime". Vabbè che Will Smith è il mio attore preferito per bellezza e bravura (e quindi mi piace a prescindere dalla storia) ma la presenza di Muccino regista dovrebbe controbilanciare il tutto e rendermi obiettiva nei confronti del film.. e obiettivamente non capisco la stroncatura della critica, perchè secondo me è bello. Forse meno de "La ricerca della felicità", ma bello comunque. Anche se tristissimo. Alla fine del primo tempo è partita una lacrima, ma le luci si sono accese in sala e mi sono ripresa. Durante il secondo tempo nulla mi ha salvato. Uno spargimento di lacrime infinito. (Ma a me piace piangere al cinema).

Ascolto Morgan. In particolare una cover di Modugno: http://www.youtube.com/watch?v=3hnFfsllYYk

Ma come hai fatto
a farmi innamorare così tanto
mi guardo nello specchio e mi domando
se quella lì sono io.
Ma come hai fatto
a far della mia vita una tua cosa
a trasformare il tempo in un'attesa
di rivedere te.
E non ha un senso
questa mia vita
e più ci penso
e più è un filo
nelle tue mani.
Ma come hai fatto
non so nemmeno quando è incominciato
io so soltanto che nella mia vita
non è accaduto mai,
la prima volta
che dico veramente
ti voglio bene.

 

Adesso, comunque, gradirei una pizza. Ca pummarola 'ngopp, of course.

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